Mobile Interventions

YUL – BLQ – KLU – YVR – ATH – YYZ – LIS

Concept

CURATORIAL

ART PROJECTS

Concept

image028

Migrazione e mobilità – i modi in cui le persone si muovono verso nuovi luoghi di residenza e i modi con cui le persone abitano lo spazio nel quale si muovono – sono fenomeni che toccano ambienti diversi: fisici, culturali, digitali/tecnologici. Tali ambienti sono complessi, stratificati e sono attraversati da una serie di traiettorie umane, dinamiche e frenetiche, la cui percezione pubblica cambia nel tempo, spesso condizionata dalle notizie del giorno e dalle politiche dominanti. Queste traiettorie possono essere osservate dall’alto o dal basso: dall’alto, possono sembrare spazi da amministrare, mappe di dati statistici che descrivono i flussi delle persone che si muovono tra i diversi confini e che alimentano problemi di gestione, regolamentazione e, in casi estremi, sfruttamento. Dal basso, sembrano piuttosto spazi confusi, interpretati e vissuti, spazi in cui flessibilità e ingegnosità fanno da controcanto a condizioni di alienazione o dislocamento.

Gli interventi proposti dagli artisti di Performigrations, a volte in collaborazione con accademici e professionisti, offrono un itinerario diversificato attraverso i diversi ambienti che danno forma al modo con cui percepiamo o interpretiamo i processi migratori e il cambiamento; invitano ad esperire l’esperienza di dislocamento (A/Vgration; On Ice; Perform Your Migration), a riflettere su come questi processi siano regolati da interessi economici e nazionali dominanti (Perform Your Migration; Protocol), e offrono informazioni utili su come creare ponti di solidarietà sociale e politica tra comunità migranti (Secret School). image030

Nell’insieme, i lavori degli artisti di Performigrations vogliono stimolare nel fruitore una risposta emotiva forte e un’alterazione/aumento della consapevolezza di come sono state lette storie passate e presenti di emigrazione e movimento – con particolare attenzione ai contesti coloniali, ai flussi globali di capitale, alla regolamentazione del movimento delle persone tra le nazioni spesso orientata da interessi economici. Tentano inoltre di rendere visibili i modi con cui le persone cercano di contrapporsi alle forze dominanti attraverso la costruzione di reti spontanee di memoria e di solidarietà capaci di incoraggiare la flessibilità, la resistenza e la mutua responsabilizzazione.

In ogni città, Mobile Interventions proporrà componenti di un progetto collettivo in continuo divenire, che nel tempo cambierà, si svilupperà attraverso il dialogo con gli artisti e gli spazi di ogni sede, prima di proseguire verso una nuova tappa. Oltre ai luoghi espositivi tradizionali, Mobile Interventions occuperà gli spazi tra gli eventi, agendo come un percorso flessibile, mutevole, mobile capace di adattarsi a diversi luoghi, territori e comunità.

Curatorial

Cerca la valigia e trovi Mobile Interventions. Potrete trovare valige in spazi espositivi tradizionali, nei luoghi di passaggio, in diversi spazi urbani, dimenticati nell’angolo silenzioso di una stanza. Le valige segnaleranno i territori di PERFORMIGRATIONS e, allo stesso tempo, creeranno un territorio; vi diranno che siete arrivati là dove troverete Mobile Interventions, oppure vi inviteranno ad esplorare e giocare con il loro contenuto. Abbiamo scelto le valige per tanti motivi:

* Una valigia è un oggetto semplice che tutti riconoscono, al di là di nazionalità, titolo di studio o ceto sociale.

* La valigia incarna l’idea di mobilità, ma se è pensante la ostacola

* Ogni valigia ha la sua personalità, è diversa per dimensioni, valore e forma

* Una valigia può essere piena di sorprese, ma può anche portare carichi ingombranti

* Una valigia può essere aperta o chiusa

* Una valigia può essere logora o nuova di zecca, può dire molto di chi la possiede

* Cosa c’è in una valigia? Nulla o tutto…..perfino tu.

Scegliere la valigia porta anche a riflettere sul nostro essere costantemente sorvegliati, così come sul clima di paura che attraversa la nostra attualità:

* Una valigia può essere sospetta e può trasportare pericolo (non lasciatela incustodita nei luoghi pubblici o verrà distrutta)

Le valige di PERFORMIGRATIONS non avranno custodi, né portatori. Saranno i fili rossi del territorio mutevole, flessibile e dinamico delle Mobile Interventions e inviteranno le persone a collegarne i punti e navigare una realtà in divenire.

Art Projects

THE SECRET SCHOOL
Iannis Zannos and Evan Light

Concept: La Scuola Segreta è un network WiFi che opera su base locale attraverso il quale i visitatori possono scambiarsi informazioni in forma anonima e confidenziale. Lo scambio di informazioni avviene attraverso lo scambio di messaggi in una chat room, oppure caricando testi e files di formati diversi. La ‘rete’ è locale ed è completamente scollegata da Internet; può essere trasportata da luogo a luogo in piccole valige, a piedi o in bicicletta o perfino appesa su un palloncino. E’ così possibile reperire e condividere informazioni in modo protetto da qualsiasi forma di ‘spionaggio’. La ‘Secret School’ è resa possibile grazie a [[piratebox|http://piratebox.cc/]], “un sistema di comunicazione e scambio di documenti off-line DIY [Do It Yourself, ovvero fai da te] anonimo”.

Negli anni Novanta, una delle prime comunità Cyber operò come una sorta di Underground Railroad per aiutare i rifugiati delle guerre dei Balcani nella loro fuga verso Ovest. Vent’anni dopo, Internet è sempre più controllata. Come proteggere le informazioni personali è diventato oggi un problema cruciale. In molte parti del mondo, per molti immigrati la riservatezza non è solo un atto di tutela della propria ‘privacy’, ma ha un’importanza letteralmente vitale. The Secret School, incoraggiando l’utilizzo di strumenti DIY che Internet non può rintracciare, intende sia far riflettere sugli aspetti di clandestinità di molta immigrazione, che far conoscere le potenzialità di questi strumenti ai cittadini, alle comunità e a diversi gruppi sociali.

image031Starting from: MOBILE INTERVENTIONS YUL

A/Vgration  (Hannes Andersson and Valentina Sutti)

Concept: Viaggio sensoriale aperto attraverso l’ideazione di spazi e paesaggi audio-video.

Il progetto si fa contenitore per una serie di sequenze interconnesse di video e di suoni che si formano attraverso la loro relazione. Il visitatore è invitato a navigare a piacere questi paesaggi (sequenze), creando così il proprio viaggio e la propria esperienza sensoriale attraverso suoni e immagini.

La navigazione non è lineare, proprio come non lineare può essere il percorso migratorio se il viaggio non ha, in partenza, una destinazione certa.

Esperire luoghi nuovi non vuol dire semplicemente cambiare posto; vuol dire esporsi a nuovi odori, nuovi paesaggi sonori, sguardi e, soprattutto, a nuove persone. Questa è l’idea al centro di questa installazione multimediale, che vuole suscitare emozioni proiettando il visitatore in ambienti costruiti e ricchi di stimoli. L’installazione può essere concepita come esperienza totale, con il visitatore posto al centro di un ambiente A/V artificiale col quale interagire, oppure concettualizzata su un monitor touch screen, fruibile con altre dinamiche cognitivo-emozionali.

image031  Starting from: MOBILE INTERVENTIONS YUL

ON ICE (Dominic Mancuso, Kim Sawchuk, Giuliana Cucinelli, Elena Lamberti)

Concept: Il ghiaccio, si sa, è un mezzo freddo. Negli studi di comunicazione, un mezzo freddo è quello che induce una maggiore partecipazione da parte dell’utente, chiamato a sopperire informazioni che il mezzo offre solo in parte. Quando il ghiaccio diventa componente fondamentale di un ambiente reale ecco che l’idea di ‘mezzo freddo’ si complica anche in termini di ‘comunicazione’ e ‘rapporti tra le persone’.

Per almeno sei mesi all’anno, la maggioranza dei Canadesi condivide la stagione del ghiaccio, fatta di freddo, neve e lunghe notti. Se alcuni accolgono con entusiasmo questa stagione, altri la vivono come periodo di difficile resistenza. On Ice esplora la complessità sensoriale dell’identità culturale del Canada, il suo senso di appartenenza o insofferenza all’ambiente ‘freddo’. Questo progetto utilizza il programma Korsakow (montaggio non lineare di materiale audio-video) per creare un paesaggio onirico di immagini, testi e suoni che possano tradurre, in modo tematico, la relazione con l’idea di ‘freddo’; si darà forma alla miriade di emozioni controverse che legano i canadesi a quello che è considerato lo sport più iconico della nazione – l’hockey – e a una delle attività invernali più amate – il pattinaggio sul ghiaccio. L’attenzione è posta anche sulle potenzialità metaforiche che l’idea di ‘ghiaccio’ incarna grazie al suo essere ad un tempo, immagine di mobilità e di stasi; metaforicamente, essere ‘on ice’ vuol dire, per molti migranti, essere congelati in una posizione d’attesa laddove si intraprenda il lungo percorso procedurale per arrivare ad ottenere la cittadinanza. Essere sul ghiaccio connota anche una posizione ‘precaria’, perfino rischiosa (il ghiaccio può essere anche molto sottile e, dunque, fragile).

Ai canadesi piace parlare del tempo. On Ice è un progetto collaborativo di partecipazione a un dibattito pubblico su uno dei temi più comuni per esplorare in modo creativo cosa può, invece, rivelare sul nostro (e su altri) modi di essere anche un semplice cliché.

image031  Starting from: MOBILE INTERVENTIONS YUL

PROTOCOL  (Elena Basile and Ioana Paun)

Concept: Migration is a complex phenomenon that today is being increasingly monitored, governed and managed according to geopolitical and economic interests, which constrain and diminish individual lives in very dramatic and obviously arbitrary ways. It is true that individual stories of migration can be told in ways that attend to the complexity of their trajectories, that honour the fleeting beauty of their passing, or that account for the resilience of their way of existence, no matter what. However, it is also true that contemporary technologies of surveillance and regulation constantly translate such stories into statistical aggregates — and thus statistically generated data (maps, flows, charts, management systems) — whose knowledge effects are always subordinated to specific social aims and political ends, which can have a very real material impact upon the outcomes of the individual stories themselves, especially when what is at stake is the legitimacy of one’s own claim to citizenship altogether.

PROTOCOL is a web program designed to provoke reflection upon how procedures and criteria for data collection are always embedded within interpretive grids that turn immeasurable qualitative and existential issues into quantitative statistics designed to manage populations flows according to state-interests and economies in which individual lives figure exclusively as statistical casualties and problems of regulation, while along they trumpet individualist ideologies of hard work and aspirational becoming as a means to

curtail the legitimacy of migrant desire. The program also indirectly addresses issues pertaining to the corporatization of NGOs who manage immigrant lives, and the problem of the precarity of labour investing those who work within them.

The web program is presented as an online course in Humane Resource Management for potential NGO workers. It will be advertised in the gallery and beyond via postcards and posters. We envision users as people living in a situation of privilege, who are moved by a genuine desire to help change social injustices (and migration injustices in particular), and who believe that working for a recognized NGO will address both their political ideals and their material need for employment. The web program will be advertised as an online course (a kind of MOCC) that offers legitimate certification in “Humane Migration Management.” In order to have access to the course, the users are first asked to take an online test in which the user is configured as a virtual case-manager, whose task is to select and review migrant stories with the aid of a case-management software. At the end of each file the user will be presented with a questionnaire, whose design mimics research protocols for turning qualitative data into quantitative statistical charts. While the user is given the impression that she is asked to care about the individual stories and make decisions based upon personal criteria and intuition, the range of possible answers to all questions is very narrow, and it is the software into which she is inputting data that ultimately determines the outcome. The algorithm of this software is entirely random and arbitrary. Once the user has completed the questionnaire, she will be taken to a new screen, which informs her of the outcome. The outcome is a determination of citizenship eligibility about the person whose story the user has just reviewed. After a certain amount of files reviewed, the program will suddenly appear to be hacked, and a new questionnaire will pop up. This questionnaire looks exactly like the previous ones, but this time the questions are directed at the user herself. Now the user is subjected to the same questions she has answered about other migrants, and is then categorized accordingly. In her case, however, the criteria for making her eligible or ineligible to enter the country will be based upon a statistical tracking of the first answers she gave. Whereas the criteria for the first set of outcomes or verdict are randomized, the criteria for the users’ own evaluation will be based on official policy immigration numbers of the EU and Canada.

image031  Starting from: MOBILE INTERVENTIONS KLU

PERFORM YOUR MIGRATION (Roberta Buiani, Natalie Doonan, Juli Saragosa)

Concept: Perform Your Migration is a game for mobile devices. Through a series of choices, the player is led through scenarios taken from real migration stories.

The game is a thought experiment based on a sci-fi narrative structure. When the player opens the game, the first screen they see reads: “It is the year 2015. You are an alien who has just landed on earth. You need the right credentials to enter a country.” The player then chooses from a list of Canadian and UK immigration programs, such as “diplomatic visa” or “family sponsorship”.

The choice of immigration program determines the object of the game. Each program leads the player to a different migration narrative that begins in a specific place and whose goal is to arrive in another specific place.

Why a game?

Because we would like players to become aware of the complexities of the processes of migration. The game format enables audiences to learn about the choices or the lack of choices that an immigrant has, depending on their nationality, economic standing, age, health, ability, education, profession, religion, race and sexual orientation.

Perform Your Migration has two goals:

1. To bring awareness to complex stories of migration

2. To provide nuanced descriptions of the figure of the “migrant”

image031  Starting from: MOBILE INTERVENTIONS ??

Mobile Interventions

YUL – BLQ – KLU – YVR – ATH – YYZ – LIS

Concept

CURATORIAL

ART PROJECTS

Concept

image028

Migrazione e mobilità – i modi in cui le persone si muovono verso nuovi luoghi di residenza e i modi con cui le persone abitano lo spazio nel quale si muovono – sono fenomeni che toccano ambienti diversi: fisici, culturali, digitali/tecnologici. Tali ambienti sono complessi, stratificati e sono attraversati da una serie di traiettorie umane, dinamiche e frenetiche, la cui percezione pubblica cambia nel tempo, spesso condizionata dalle notizie del giorno e dalle politiche dominanti. Queste traiettorie possono essere osservate dall’alto o dal basso: dall’alto, possono sembrare spazi da amministrare, mappe di dati statistici che descrivono i flussi delle persone che si muovono tra i diversi confini e che alimentano problemi di gestione, regolamentazione e, in casi estremi, sfruttamento. Dal basso, sembrano piuttosto spazi confusi, interpretati e vissuti, spazi in cui flessibilità e ingegnosità fanno da controcanto a condizioni di alienazione o dislocamento.

Gli interventi proposti dagli artisti di Performigrations, a volte in collaborazione con accademici e professionisti, offrono un itinerario diversificato attraverso i diversi ambienti che danno forma al modo con cui percepiamo o interpretiamo i processi migratori e il cambiamento; invitano ad esperire l’esperienza di dislocamento (A/Vgration; On Ice; Perform Your Migration), a riflettere su come questi processi siano regolati da interessi economici e nazionali dominanti (Perform Your Migration; Protocol), e offrono informazioni utili su come creare ponti di solidarietà sociale e politica tra comunità migranti (Secret School). image030

Nell’insieme, i lavori degli artisti di Performigrations vogliono stimolare nel fruitore una risposta emotiva forte e un’alterazione/aumento della consapevolezza di come sono state lette storie passate e presenti di emigrazione e movimento – con particolare attenzione ai contesti coloniali, ai flussi globali di capitale, alla regolamentazione del movimento delle persone tra le nazioni spesso orientata da interessi economici. Tentano inoltre di rendere visibili i modi con cui le persone cercano di contrapporsi alle forze dominanti attraverso la costruzione di reti spontanee di memoria e di solidarietà capaci di incoraggiare la flessibilità, la resistenza e la mutua responsabilizzazione.

In ogni città, Mobile Interventions proporrà componenti di un progetto collettivo in continuo divenire, che nel tempo cambierà, si svilupperà attraverso il dialogo con gli artisti e gli spazi di ogni sede, prima di proseguire verso una nuova tappa. Oltre ai luoghi espositivi tradizionali, Mobile Interventions occuperà gli spazi tra gli eventi, agendo come un percorso flessibile, mutevole, mobile capace di adattarsi a diversi luoghi, territori e comunità.

Curatorial

Cerca la valigia e trovi Mobile Interventions. Potrete trovare valige in spazi espositivi tradizionali, nei luoghi di passaggio, in diversi spazi urbani, dimenticati nell’angolo silenzioso di una stanza. Le valige segnaleranno i territori di PERFORMIGRATIONS e, allo stesso tempo, creeranno un territorio; vi diranno che siete arrivati là dove troverete Mobile Interventions, oppure vi inviteranno ad esplorare e giocare con il loro contenuto. Abbiamo scelto le valige per tanti motivi:

* Una valigia è un oggetto semplice che tutti riconoscono, al di là di nazionalità, titolo di studio o ceto sociale.

* La valigia incarna l’idea di mobilità, ma se è pensante la ostacola

* Ogni valigia ha la sua personalità, è diversa per dimensioni, valore e forma

* Una valigia può essere piena di sorprese, ma può anche portare carichi ingombranti

* Una valigia può essere aperta o chiusa

* Una valigia può essere logora o nuova di zecca, può dire molto di chi la possiede

* Cosa c’è in una valigia? Nulla o tutto…..perfino tu.

Scegliere la valigia porta anche a riflettere sul nostro essere costantemente sorvegliati, così come sul clima di paura che attraversa la nostra attualità:

* Una valigia può essere sospetta e può trasportare pericolo (non lasciatela incustodita nei luoghi pubblici o verrà distrutta)

Le valige di PERFORMIGRATIONS non avranno custodi, né portatori. Saranno i fili rossi del territorio mutevole, flessibile e dinamico delle Mobile Interventions e inviteranno le persone a collegarne i punti e navigare una realtà in divenire.

Art Projects

THE SECRET SCHOOL
Iannis Zannos and Evan Light

Concept: La Scuola Segreta è un network WiFi che opera su base locale attraverso il quale i visitatori possono scambiarsi informazioni in forma anonima e confidenziale. Lo scambio di informazioni avviene attraverso lo scambio di messaggi in una chat room, oppure caricando testi e files di formati diversi. La ‘rete’ è locale ed è completamente scollegata da Internet; può essere trasportata da luogo a luogo in piccole valige, a piedi o in bicicletta o perfino appesa su un palloncino. E’ così possibile reperire e condividere informazioni in modo protetto da qualsiasi forma di ‘spionaggio’. La ‘Secret School’ è resa possibile grazie a [[piratebox|http://piratebox.cc/]], “un sistema di comunicazione e scambio di documenti off-line DIY [Do It Yourself, ovvero fai da te] anonimo”.

Negli anni Novanta, una delle prime comunità Cyber operò come una sorta di Underground Railroad per aiutare i rifugiati delle guerre dei Balcani nella loro fuga verso Ovest. Vent’anni dopo, Internet è sempre più controllata. Come proteggere le informazioni personali è diventato oggi un problema cruciale. In molte parti del mondo, per molti immigrati la riservatezza non è solo un atto di tutela della propria ‘privacy’, ma ha un’importanza letteralmente vitale. The Secret School, incoraggiando l’utilizzo di strumenti DIY che Internet non può rintracciare, intende sia far riflettere sugli aspetti di clandestinità di molta immigrazione, che far conoscere le potenzialità di questi strumenti ai cittadini, alle comunità e a diversi gruppi sociali.

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A/Vgration  (Hannes Andersson and Valentina Sutti)

Concept: Viaggio sensoriale aperto attraverso l’ideazione di spazi e paesaggi audio-video.

Il progetto si fa contenitore per una serie di sequenze interconnesse di video e di suoni che si formano attraverso la loro relazione. Il visitatore è invitato a navigare a piacere questi paesaggi (sequenze), creando così il proprio viaggio e la propria esperienza sensoriale attraverso suoni e immagini.

La navigazione non è lineare, proprio come non lineare può essere il percorso migratorio se il viaggio non ha, in partenza, una destinazione certa.

Esperire luoghi nuovi non vuol dire semplicemente cambiare posto; vuol dire esporsi a nuovi odori, nuovi paesaggi sonori, sguardi e, soprattutto, a nuove persone. Questa è l’idea al centro di questa installazione multimediale, che vuole suscitare emozioni proiettando il visitatore in ambienti costruiti e ricchi di stimoli. L’installazione può essere concepita come esperienza totale, con il visitatore posto al centro di un ambiente A/V artificiale col quale interagire, oppure concettualizzata su un monitor touch screen, fruibile con altre dinamiche cognitivo-emozionali.

image031  Starting from: MOBILE INTERVENTIONS YUL

ON ICE (Dominic Mancuso, Kim Sawchuk, Giuliana Cucinelli, Elena Lamberti)

Concept: Il ghiaccio, si sa, è un mezzo freddo. Negli studi di comunicazione, un mezzo freddo è quello che induce una maggiore partecipazione da parte dell’utente, chiamato a sopperire informazioni che il mezzo offre solo in parte. Quando il ghiaccio diventa componente fondamentale di un ambiente reale ecco che l’idea di ‘mezzo freddo’ si complica anche in termini di ‘comunicazione’ e ‘rapporti tra le persone’.

Per almeno sei mesi all’anno, la maggioranza dei Canadesi condivide la stagione del ghiaccio, fatta di freddo, neve e lunghe notti. Se alcuni accolgono con entusiasmo questa stagione, altri la vivono come periodo di difficile resistenza. On Ice esplora la complessità sensoriale dell’identità culturale del Canada, il suo senso di appartenenza o insofferenza all’ambiente ‘freddo’. Questo progetto utilizza il programma Korsakow (montaggio non lineare di materiale audio-video) per creare un paesaggio onirico di immagini, testi e suoni che possano tradurre, in modo tematico, la relazione con l’idea di ‘freddo’; si darà forma alla miriade di emozioni controverse che legano i canadesi a quello che è considerato lo sport più iconico della nazione – l’hockey – e a una delle attività invernali più amate – il pattinaggio sul ghiaccio. L’attenzione è posta anche sulle potenzialità metaforiche che l’idea di ‘ghiaccio’ incarna grazie al suo essere ad un tempo, immagine di mobilità e di stasi; metaforicamente, essere ‘on ice’ vuol dire, per molti migranti, essere congelati in una posizione d’attesa laddove si intraprenda il lungo percorso procedurale per arrivare ad ottenere la cittadinanza. Essere sul ghiaccio connota anche una posizione ‘precaria’, perfino rischiosa (il ghiaccio può essere anche molto sottile e, dunque, fragile).

Ai canadesi piace parlare del tempo. On Ice è un progetto collaborativo di partecipazione a un dibattito pubblico su uno dei temi più comuni per esplorare in modo creativo cosa può, invece, rivelare sul nostro (e su altri) modi di essere anche un semplice cliché.

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PROTOCOL  (Elena Basile and Ioana Paun)

Concept: Migration is a complex phenomenon that today is being increasingly monitored, governed and managed according to geopolitical and economic interests, which constrain and diminish individual lives in very dramatic and obviously arbitrary ways. It is true that individual stories of migration can be told in ways that attend to the complexity of their trajectories, that honour the fleeting beauty of their passing, or that account for the resilience of their way of existence, no matter what. However, it is also true that contemporary technologies of surveillance and regulation constantly translate such stories into statistical aggregates — and thus statistically generated data (maps, flows, charts, management systems) — whose knowledge effects are always subordinated to specific social aims and political ends, which can have a very real material impact upon the outcomes of the individual stories themselves, especially when what is at stake is the legitimacy of one’s own claim to citizenship altogether.

PROTOCOL is a web program designed to provoke reflection upon how procedures and criteria for data collection are always embedded within interpretive grids that turn immeasurable qualitative and existential issues into quantitative statistics designed to manage populations flows according to state-interests and economies in which individual lives figure exclusively as statistical casualties and problems of regulation, while along they trumpet individualist ideologies of hard work and aspirational becoming as a means to

curtail the legitimacy of migrant desire. The program also indirectly addresses issues pertaining to the corporatization of NGOs who manage immigrant lives, and the problem of the precarity of labour investing those who work within them.

The web program is presented as an online course in Humane Resource Management for potential NGO workers. It will be advertised in the gallery and beyond via postcards and posters. We envision users as people living in a situation of privilege, who are moved by a genuine desire to help change social injustices (and migration injustices in particular), and who believe that working for a recognized NGO will address both their political ideals and their material need for employment. The web program will be advertised as an online course (a kind of MOCC) that offers legitimate certification in “Humane Migration Management.” In order to have access to the course, the users are first asked to take an online test in which the user is configured as a virtual case-manager, whose task is to select and review migrant stories with the aid of a case-management software. At the end of each file the user will be presented with a questionnaire, whose design mimics research protocols for turning qualitative data into quantitative statistical charts. While the user is given the impression that she is asked to care about the individual stories and make decisions based upon personal criteria and intuition, the range of possible answers to all questions is very narrow, and it is the software into which she is inputting data that ultimately determines the outcome. The algorithm of this software is entirely random and arbitrary. Once the user has completed the questionnaire, she will be taken to a new screen, which informs her of the outcome. The outcome is a determination of citizenship eligibility about the person whose story the user has just reviewed. After a certain amount of files reviewed, the program will suddenly appear to be hacked, and a new questionnaire will pop up. This questionnaire looks exactly like the previous ones, but this time the questions are directed at the user herself. Now the user is subjected to the same questions she has answered about other migrants, and is then categorized accordingly. In her case, however, the criteria for making her eligible or ineligible to enter the country will be based upon a statistical tracking of the first answers she gave. Whereas the criteria for the first set of outcomes or verdict are randomized, the criteria for the users’ own evaluation will be based on official policy immigration numbers of the EU and Canada.

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PERFORM YOUR MIGRATION (Roberta Buiani, Natalie Doonan, Juli Saragosa)

Concept: Perform Your Migration is a game for mobile devices. Through a series of choices, the player is led through scenarios taken from real migration stories.

The game is a thought experiment based on a sci-fi narrative structure. When the player opens the game, the first screen they see reads: “It is the year 2015. You are an alien who has just landed on earth. You need the right credentials to enter a country.” The player then chooses from a list of Canadian and UK immigration programs, such as “diplomatic visa” or “family sponsorship”.

The choice of immigration program determines the object of the game. Each program leads the player to a different migration narrative that begins in a specific place and whose goal is to arrive in another specific place.

Why a game?

Because we would like players to become aware of the complexities of the processes of migration. The game format enables audiences to learn about the choices or the lack of choices that an immigrant has, depending on their nationality, economic standing, age, health, ability, education, profession, religion, race and sexual orientation.

Perform Your Migration has two goals:

1. To bring awareness to complex stories of migration

2. To provide nuanced descriptions of the figure of the “migrant”

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